Tallonite e fascite plantare: quando l’estate porta dolori al piede (e cosa possiamo fare davvero per risolverli)

tallonite

Con l’arrivo del caldo, ogni anno aumentano i pazienti che arrivano in ambulatorio lamentando un dolore sotto al tallone, spesso improvviso, a volte già presente da settimane ma peggiorato col passaggio alle scarpe estive.

Il classico esempio? Le infradito, che molti iniziano a usare appena le temperature si alzano. Il problema è che questo tipo di calzatura, che non avvolge il piede e non ha alcun supporto, obbliga i muscoli flessori delle dita a lavorare in continuazione per evitare che la ciabatta “scappi via” ad ogni passo. Questo continuo sforzo, spesso sottovalutato, finisce per sovraccaricare la fascia plantare, fino a infiammarla o addirittura lesionarla.

Un altro aspetto poco noto, ma importante, riguarda il passaggio da una scarpa con un minimo di tacco (anche solo una sneaker o una scarpa da lavoro) a una calzatura completamente piatta. Questo sbalzo aumenta il carico biomeccanico sulla catena muscolare e fasciale che va dal polpaccio al tallone, fino alla fascia plantare. È proprio questo aumento improvviso di tensione sull’unità funzionale composta da tricipite surale, tendine d’Achille, aponeurosi plantare e fascia che scatena spesso il dolore. Il risultato? La famosa fascite plantare, più comunemente chiamata anche tallonite.

 

Le calzature contano (più di quanto si pensi)

Non tutte le scarpe sono uguali, e chi soffre di fascite plantare lo scopre presto. Diverse ricerche hanno mostrato che il tipo di calzatura che indossiamo influenza direttamente il modo in cui il piede lavora.

Uno studio interessante pubblicato su Scientific Reports ha dimostrato che molte scarpe moderne, con la suola curvata in avanti (il cosiddetto “toe spring”), facilitano il cammino ma riducono l’attivazione dei muscoli del piede, favorendone l’indebolimento3. Altri lavori hanno analizzato le infradito: se non hanno alcun supporto plantare, difficilmente offrono un beneficio, e anzi possono peggiorare la situazione2. Discorso diverso invece per le calzature minimaliste, che sembrano stimolare i muscoli plantari in modo positivo, migliorandone forza e controllo3.

 

Come si risolve davvero la tallonite?

Spesso chi arriva da noi ha già provato un po’ di tutto: plantari generici, riposo, antinfiammatori, qualche esercizio visto su internet. Ma se la causa non viene centrata, è difficile risolvere il problema alla radice.

Nel nostro centro affrontiamo questi casi con un approccio strutturato, che negli anni si è dimostrato efficace in oltre il 90% dei casi, anche quelli che arrivano da altri percorsi falliti. Il nostro lavoro parte da una valutazione approfondita e si sviluppa su più fronti:

 

1. Onde d’urto (radiali e focali): efficaci, sicure, risolutive

Le onde d’urto sono da anni uno dei trattamenti più efficaci per la fascite plantare, soprattutto nei casi cronici o resistenti. Studi molto solidi lo confermano:

  • Uno studio pubblicato su JBJS ha dimostrato l’efficacia clinica delle onde focali nel migliorare dolore e funzionalità in pazienti con fascite cronica1.
  • Un altro trial multicentrico su AJSM ha mostrato risultati simili anche con le onde radiali, evidenziando che sono una soluzione sicura e valida anche nei casi refrattari2.

Nel nostro ambulatorio utilizziamo onde d’urto da oltre 15 anni, e disponiamo sia della versione radiale che focale. La differenza? Le focali lavorano più in profondità e sono utili nei casi resistenti, mentre le radiali sono perfette per infiammazioni più diffuse e superficiali. Spesso le combiniamo per ottenere un risultato ottimale.

 

2. Esercizi specifici: quando servono davvero (e quali funzionano)

In molti casi, alle onde d’urto abbiniamo esercizi mirati. Ma attenzione: non si tratta di stretching generico, bensì di esercizi specifici per fascia plantare e muscoli intrinseci del piede.

Un noto studio di DiGiovanni e colleghi ha mostrato come uno stretching mirato alla fascia plantare sia più efficace dello stretching del tendine d’Achille4. Un altro studio su pazienti con fascite plantare ha evidenziato miglioramenti significativi nel dolore e nella camminata grazie a un mix di esercizi di stretching e rinforzo muscolare5.

Nel nostro centro questi esercizi vengono proposti solo dopo una valutazione attenta, perché non tutti i casi sono uguali: serve capire se c’è un eccesso di tensione, una debolezza, un alterato appoggio del piede… e agire di conseguenza.

 

3. Analisi posturale e baropodometria: per non sbagliare la diagnosi

Quando necessario, approfondiamo il quadro con valutazione baropodometrica e l’analisi dell’appoggio plantare in collaborazione con il tecnico ortopedico. Questo ci permette di capire se il problema nasce da un sovraccarico biomeccanico, da un appoggio scorretto o da altri fattori posturali che vanno affrontati per evitare ricadute.

 

Vuoi davvero risolvere la tallonite?

Se da settimane convivi con questo fastidio sotto il tallone che non ti dà tregua, o se ti è già stato detto che hai una fascite plantare e nulla ha funzionato finora, il nostro consiglio è di prenotare una valutazione completa. Solo così possiamo capire il vero motivo del dolore e proporti un percorso di trattamento davvero efficace.

 

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Bibliografia

    1. Gollwitzer H, et al. J Bone Joint Surg Am. 2015;97(9):701-8. DOI: 10.2106/JBJS.M.01331
    2. Gerdesmeyer L, et al. Am J Sports Med. 2008;36(11):2100-9. DOI: 10.1177/0363546508324176
    3. Sichting F, et al. Sci Rep. 2020;10(1):14643. DOI: 10.1038/s41598-020-71247-9
    4. DiGiovanni BF, et al. J Bone Joint Surg Am. 2006;88(8):1775-81. DOI: 10.2106/JBJS.E.01281
    5. Kaya D, et al. J Exerc Rehabil. 2020;16(6):518-523. DOI: 10.12965/jer.2040046.023

 

Dott. Marco Segina

Responsabile della sezione Fisioterapia Ortopedica e Sport del Poliambulatorio Fisiosan con sede a Trieste e a Muggia.
Amministratore della Polisportiva Venezia Giulia SSDarl – con sezioni Volley, Basket, BodyBuilding, Pesistica, Corsa, MountainBike.
Laureato in Fisioterapia con Lode C/o Facoltà di Medicina e Chirurgia di Trieste e Vincitore del premio miglior tesi di Laurea in Italia nel 2008 (Una nuova Scala di Valutazione delle Lombalgie).

Altri titoli:
Master Universitario in ecografia muscoloscheletrica per fisioterapisti e podologi;
Master Universitario in Osteopatia;
Diploma di Osteopractor (American Academy of Manipulative Therapy);
Diploma di Chiroterapia e manipolazioni vertebrali (Manipulation Italian Academy);
Diploma di Preparatore Atletico;
McKenzie method (level A,B,C,D,E);
Stecco method (I e II livello);
Dry Needlig cert. (American Academy of ManipulativeTherapy);
Spinal Manipulation cert. (American Academy of Manual Therapy);
McGill method (I,II,III livello);
Documentarion based care certificate instructor;
Istruttore di Functional Trainig;
Personal Trainer;
Tecnogym Exercise specialist.