Infiltrazione di cortisone e fisioterapia: cosa dice davvero la ricerca

frozen shoulder

Introduzione: il dibattito che non porta da nessuna parte

Sui social — e talvolta anche in contesti clinici — circola ancora una guerra di posizioni che non fa bene a nessuno: da un lato chi sostiene che le infiltrazioni di cortisone siano placebo, dall’altro chi liquida la fisioterapia come inutile. La realtà, come quasi sempre in medicina muscoloscheletrica, è più complessa, più interessante, e soprattutto più utile per il paziente.

In questo articolo analizziamo i dati più aggiornati sulla capsulite adesiva — la cosiddetta frozen shoulder — partendo da uno studio randomizzato controllato pubblicato nel 2025 su Scientific Reports, confrontandolo con la letteratura consolidata, e cercando di rispondere a una domanda clinicamente rilevante: quale trattamento, per quale paziente, in quale momento?

 

Lo studio di riferimento: Zare et al. 2025

Disegno dello studio

L’RCT pubblicato su Scientific Reports (DOI: 10.1038/s41598-025-33598-z) ha arruolato 48 pazienti con diagnosi di frozen shoulder — definita come limitazione del ROM passivo di almeno il 50% rispetto al controlaterale. I partecipanti sono stati randomizzati in due gruppi:

  • Gruppo A (Fisioterapia Multimodale): 10 sedute in 6 settimane di mobilizzazioni articolari, PNF, laser, terapia manuale + programma di esercizi domiciliari
  • Gruppo B (Infiltrazione Intra-articolare): singola iniezione di triamcinolone + stesso programma di esercizi domiciliari

Gli outcome misurati a 6 settimane includevano: dolore (VAS e SPADI), disabilità funzionale (SPADI), ROM passivo in abduzione, extrarotazione e scaption, ed efficacia percepita del trattamento (Global Rating of Change — GRC).

Confronto tra i due protocolli di trattamento e risultati clinici a 6 settimane (Zare et al., 2025)

 

Risultati

Entrambi i trattamenti hanno prodotto miglioramenti statisticamente significativi (p < 0.001) in tutti gli outcome principali: dolore, disabilità e ROM. Questo è il primo messaggio importante: nessuno dei due approcci è inefficace. Il secondo messaggio, meno banale, riguarda le differenze:

  • La fisioterapia multimodale ha ottenuto effect size più elevati in tutti gli outcome
  • La superiorità statisticamente significativa della FT è stata rilevata per la rotazione interna (p = 0.036, ES = 0.627) e per la sezione disabilità della GRC (p = 0.005)
  • Per dolore (VAS), SPADI totale, GRC dolore, abduzione, extrarotazione e scaption — nessuna differenza significativa tra i gruppi

Nota metodologica importante: Il campione di 48 pazienti è limitato. Gli stessi autori concludono che i dati sono “promettenti” ma che “sono necessari trial più ampi per confermare la superiorità” della fisioterapia. Interpretare questo studio come prova definitiva sarebbe un errore di lettura critica.

 

Il limite degli studi: non tutte le capsuliti sono uguali

Uno dei problemi strutturali della ricerca sulla frozen shoulder è la mancata stratificazione per fase clinica. Nello studio Zare et al. 2025, come in molti altri RCT, la diagnosi era prevalentemente clinica e funzionale, senza distinguere tra pazienti nella fase infiammatoria acuta e pazienti già in fase fibrotico-rigida.

La capsulite adesiva attraversa classicamente tre fasi biologicamente distinte — freezing, frozen e thawing — caratterizzate da meccanismi patofisiologici profondamente diversi. Ignorare questa distinzione significa, di fatto, fare gli stessi errori della ricerca sulla lombalgia aspecifica: raggruppare in un unico campione pazienti eterogenei, diluire il segnale terapeutico, e ottenere risultati medi che non riflettono l’esperienza del singolo paziente.

 

Fasi cliniche della capsulite adesiva e orientamento terapeutico per ciascuna

 

Perché la fase conta nella scelta del trattamento

Un paziente in fase infiammatoria florida — con dolore notturno importante, sinovite attiva e capsula ipervascolarizzata — ha una componente biologica predominante. Per questo paziente, un’infiltrazione di corticosteroide intra-articolare può ridurre rapidamente l’infiammazione e creare quella che in letteratura viene definita una “finestra biologica”: una fase in cui il dolore è ridotto, l’irritabilità è calma e la spalla può rispondere meglio alla mobilizzazione terapeutica.

Al contrario, un paziente già nella fase fibrotica — con rigidità meccanica consolidata e dolore ridotto ma ROM gravemente compromesso — ha una barriera prevalentemente strutturale. In questo caso, la mobilizzazione progressiva, il lavoro sul tessuto capsulare e l’esercizio attivo sono il pilastro terapeutico, non il farmaco.

Variabili che la ricerca spesso non controlla: presenza di diabete mellito (associato a capsuliti più resistenti e bilaterali), profilo ormonale (prevalenza maggiore in menopausa), lateralità dominante, durata dei sintomi prima della diagnosi, precedenti trattamenti. Tutti fattori che modificano la risposta terapeutica.

 

La letteratura consolidata: cosa sappiamo davvero

Al di là del singolo RCT del 2025, il corpo di letteratura sulla capsulite è ampio e abbastanza coerente nei messaggi principali. Tre lavori sono particolarmente rilevanti per comprendere il quadro complessivo:

 

Carette et al. 2003 — Arthritis & Rheumatism

Questo storico RCT in doppio cieco ha confrontato infiltrazione intra-articolare di triamcinolone, fisioterapia supervisionata, terapia combinata e placebo. I risultati hanno mostrato che l’infiltrazione combinata con esercizi domiciliari era efficace nel migliorare dolore e disabilità, e che l’aggiunta della fisioterapia supervisionata produceva un recupero del ROM più rapido. Un messaggio che ancora oggi mantiene piena validità clinica.

 

Blanchard et al. 2010 — Physiotherapy

La revisione sistematica di Blanchard, Barr e Cerisola ha analizzato l’efficacia comparata delle infiltrazioni di corticosteroidi rispetto agli interventi fisioterapici. La conclusione: le infiltrazioni mostrano un vantaggio nel breve termine, specialmente nei primi 3 mesi, mentre la fisioterapia tende a produrre risultati più duraturi nel recupero del ROM. La combinazione dei due approcci risulta spesso superiore a ciascuno preso singolarmente.

 

Challoumas et al. 2020 — JAMA Network Open

La meta-analisi di rete pubblicata su JAMA Network Open ha confrontato sistematicamente tutti i principali trattamenti non chirurgici per la frozen shoulder su 49 RCT e oltre 2.300 pazienti. Le infiltrazioni intra-articolari di corticosteroidi risultano tra le opzioni più efficaci nel breve termine per dolore e funzione. La fisioterapia mantiene un vantaggio nei risultati funzionali a lungo termine. Nessun trattamento isolato è superiore in tutti i parametri e a tutti i follow-up.

 

Confronto tra posizioni estreme e approccio clinico integrato basato sulla letteratura

 

Conclusioni: cosa significa questo per il paziente

Quando un professionista dice che “le infiltrazioni non servono” sta ignorando decenni di ricerca. Quando dice che “la fisioterapia è inutile” sta dicendo lo stesso. Entrambe le affermazioni sono clinicamente inaccurate e potenzialmente dannose per il paziente che, a partire da queste semplificazioni ideologiche, rischia di non ricevere il trattamento più adatto alla propria condizione.

Il messaggio che la letteratura trasmette in modo abbastanza coerente è diverso: l’infiltrazione di cortisone funziona, specialmente nella fase infiammatoria, per ridurre il dolore e creare le condizioni biologiche ottimali per la fisioterapia. La fisioterapia funziona per recuperare movimento, funzione, forza e uso reale della spalla. La combinazione dei due, al momento giusto e per il paziente giusto, è spesso la strategia più efficace.

Il vero lavoro clinico — quello che non finisce sui titoli dei post social — è capire quale capsulite hai davanti: in quale fase si trova, qual è il profilo di irritabilità, quali sono le comorbidità, quanto tempo è passato dall’esordio. Perché il trattamento giusto, dato al paziente sbagliato, nel momento sbagliato, diventa — inevitabilmente — il trattamento sbagliato.

Hai dolore alla spalla e difficoltà nel movimento? Una valutazione fisioterapica specialistica permette di identificare la fase clinica e costruire un percorso terapeutico personalizzato — decidendo insieme se e quando può essere utile un consulto medico per valutare l’infiltrazione. Prenota una consulenza presso Fisiosan a Trieste o Muggia.

 

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Bibliografia

Tutti gli studi citati in questo articolo sono stati verificati e consultati direttamente. I DOI consentono di accedere ai lavori originali.

  1. Zare MA, Ebrahimzadeh MH, Moradi A, Zeinalzadeh A, Nazary-Moghadam S (2025). Clinical outcomes of intra-articular corticosteroid injection vs. multimodal physiotherapy in patients with frozen shoulder in short term: a randomized clinical trial. Scientific Reports, 16(1):3607. DOI: 10.1038/s41598-025-33598-z
  2. Challoumas D, Biddle M, McLean M, Millar NL (2020). Comparison of Treatments for Frozen Shoulder: A Systematic Review and Meta-analysis. JAMA Network Open, 3(12):e2029958. DOI: 10.1001/jamanetworkopen.2020.29958
  3. Carette S, Moffet H, Tardif J, et al. (2003). Intraarticular corticosteroids, supervised physiotherapy, or a combination of the two in the treatment of adhesive capsulitis of the shoulder: a placebo-controlled trial. Arthritis & Rheumatism, 48(3):829-838. DOI: 10.1002/art.10954
  4. Blanchard V, Barr S, Cerisola FL (2010). The effectiveness of corticosteroid injections compared with physiotherapeutic interventions for adhesive capsulitis: a systematic review. Physiotherapy, 96(2):95-107. DOI: 10.1016/j.physio.2009.09.003

 

Dott. Marco Segina

Responsabile della sezione Fisioterapia Ortopedica e Sport del Poliambulatorio Fisiosan con sede a Trieste e a Muggia.
Amministratore della Polisportiva Venezia Giulia SSDarl – con sezioni Volley, Basket, BodyBuilding, Pesistica, Corsa, MountainBike.
Laureato in Fisioterapia con Lode C/o Facoltà di Medicina e Chirurgia di Trieste e Vincitore del premio miglior tesi di Laurea in Italia nel 2008 (Una nuova Scala di Valutazione delle Lombalgie).

Altri titoli:
Master Universitario in ecografia muscoloscheletrica per fisioterapisti e podologi;
Master Universitario in Osteopatia;
Diploma di Osteopractor (American Academy of Manipulative Therapy);
Diploma di Chiroterapia e manipolazioni vertebrali (Manipulation Italian Academy);
Diploma di Preparatore Atletico;
McKenzie method (level A,B,C,D,E);
Stecco method (I e II livello);
Dry Needlig cert. (American Academy of ManipulativeTherapy);
Spinal Manipulation cert. (American Academy of Manual Therapy);
McGill method (I,II,III livello);
Documentarion based care certificate instructor;
Istruttore di Functional Trainig;
Personal Trainer;
Tecnogym Exercise specialist.