Dolore cervicale e postura: perché la risposta “dipende” è quella corretta

cervicalgia

Negli ultimi anni è diventato quasi un mantra nel mondo della fisioterapia e della medicina muscoloscheletrica: “la postura non causa il dolore cervicale.” Una frase che suona come una liberazione — e che in parte è vera.

Ma solo in parte.

Esistono studi che mostrano come persone con la testa marcatamente protrusa in avanti — il cosiddetto forward head posture — non abbiano più dolore cervicale rispetto a chi mantiene un assetto considerato “corretto”. Questo ha alimentato, soprattutto sui social e nelle discussioni cliniche meno approfondite, l’idea che la gestione posturale sia irrilevante.

Il problema è che questa conclusione nasce da una lettura parziale della letteratura scientifica. E in clinica, dove i pazienti hanno storie di cervicalgia cronica, ernie cervicali o degenerazione discale, questa semplificazione può portare a un approccio terapeutico insufficiente.

 

postura ed ernia cervicale

 

Cosa dice la letteratura sulla postura e il dolore cervicale

Gli studi su soggetti sani

La letteratura degli ultimi anni include diversi lavori che hanno esaminato la relazione tra postura statica e dolore cervicale in campioni di giovani adulti e studenti — popolazioni sostanzialmente sane, senza una storia clinica rilevante a livello cervicale.

Una review sistematica particolarmente citata è quella di Mahmoud et al. (2019), che ha analizzato la correlazione tra forward head posture (FHP) e neck pain, trovando associazioni deboli e poco consistenti. Questo tipo di dato ha giustamente ridimensionato l’idea che esistesse una “postura corretta” universale capace di prevenire qualsiasi dolore al collo.

Il limite metodologico degli studi trasversali

Il punto critico non è tanto il risultato in sé, quanto il design di questi studi. Si tratta quasi sempre di studi trasversali: fotografano la postura di una persona in un determinato momento e verificano se in quello stesso momento la persona riporta dolore cervicale.

Questo disegno di studio ha limiti importanti che è necessario conoscere:

  • Non considera la storia clinica del paziente (pregressi episodi di cervicalgia, ernie, protrusioni)
  • Non misura l’esposizione posturale cumulativa nel tempo (ore di flessione cervicale giornaliere)
  • Non valuta il tipo e l’entità dei carichi meccanici nella vita quotidiana o lavorativa
  • Non indaga lo stato strutturale del disco cervicale (degenerazione, disidratazione, alterazioni morfologiche)

 

studi trasversali postura cervicale

 

La biomeccanica del disco cervicale: un dato che non si può ignorare

Esiste un elemento fisiopatologico solido, supportato da decenni di ricerca biomeccanica, che raramente viene integrato nelle discussioni popolari sulla postura cervicale: la relazione tra posizione della colonna cervicale e pressione intradiscale.

Gli studi di Wilke et al. sulla pressione intradiscale — tra i più citati in letteratura biomeccanica — hanno dimostrato che la flessione cervicale aumenta in modo misurabile la pressione all’interno dei dischi intervertebrali.

In un disco sano, questa variazione pressoria rientra ampiamente nella capacità adattiva del tessuto. Ma in un disco già degenerato, disidratato, con una protrusione o un’ernia cervicale consolidata, la stessa flessione cervicale può diventare un fattore irritativo rilevante, capace di provocare o amplificare la sintomatologia neurologica e algica.

Punto clinico chiave

In presenza di ernia cervicale, protrusione o degenerazione discale, la gestione delle posture in flessione cervicale non è “superstizione posturale”. È biomeccanica applicata. Il collo che cerca spontaneamente posizioni di scarico non si sbaglia: sta cercando di ridurre la pressione su strutture già vulnerabili.

 

La distinzione fondamentale: soggetto sano vs paziente con patologia discale

È qui che si chiarisce l’apparente contraddizione tra ciò che dicono gli studi e ciò che osserviamo nella pratica clinica quotidiana.

Nei soggetti sani: la postura statica è un predittore molto debole del dolore cervicale. Le variazioni posturali rientrano largamente nei margini adattativi del tessuto. Non esiste una “postura perfetta” da raggiungere e mantenere.

Nei soggetti con patologia discale cervicale: la gestione dei carichi posturali — in particolare della flessione cervicale prolungata — può diventare molto più rilevante. Non perché esistano posizioni proibite, ma perché alcuni tessuti sono già al limite della loro tolleranza meccanica.

Questa distinzione è raramente considerata negli studi che vengono poi divulgati in forma semplificata. Applicare le conclusioni di ricerche condotte su giovani universitari sani a pazienti con ernia cervicale C5-C6 o C6-C7 è un errore di categoria — non solo di interpretazione statistica.

 

Colonna sana vs colonna con patologia discale cervicale

 

Implicazioni cliniche per la cervicalgia e la cura dell’ernia cervicale

Nella valutazione e nel trattamento fisioterapico del paziente con dolore cervicale, sia che si tratti di cervicalgia meccanica, di sintomatologia da ernia cervicale o di radicolopatia cervicale, la storia clinica e la struttura del disco sono elementi che non possono essere ignorati.

Cosa può fare la fisioterapia

  • Valutare il profilo di carico posturale individuale (ore in flessione, tipologia lavorativa, attività sportiva)
  • Educare il paziente a riconoscere le posture che aumentano i sintomi, senza instaurare paure eccessive o comportamenti evitanti rigidi
  • Lavorare sulla forza e sulla resistenza muscolare cervicale profonda, che riduce il carico discale passivo
  • Integrare la gestione posturale in un programma terapeutico più ampio, non come elemento isolato
  • Distinguere tra un approccio “postura-centrico” rigido (scorretto) e una gestione intelligente
  • dei carichi (appropriata)

L’obiettivo non è inseguire la “postura perfetta”. È comprendere quale sia il margine di tolleranza di quel tessuto specifico, in quel paziente specifico, in quella fase clinica specifica e lavorare all’interno di quel margine per favorire la guarigione e ridurre il dolore.

 

Conclusione: la risposta corretta è “dipende”

La frase “la postura non causa il dolore cervicale” è vera — ma solo per una parte della popolazione. Per chi ha una colonna cervicale integra, sana, senza storia di problemi discali, la libertà posturale è ampia e il movimento è medicine.

Per chi invece ha già avuto episodi di cervicalgia discogenica, ernie cervicali, protrusioni o segni di degenerazione discale, la gestione intelligente dei carichi posturali rimane uno strumento clinico valido — non per creare paura del movimento, ma per rispettare la biologia di un tessuto che ha già subito danni.

La realtà clinica, come sempre, è più sfumata degli slogan. E la risposta corretta alla domanda “la postura conta?” è: dipende da chi stai guardando.

 

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Bibliografia

  1. Mahmoud et al., 2019 — Forward Head Posture and Neck Pain: A Systematic Review and Meta-Analysis. J Manipulative Physiol Ther. PMID: 31773477. doi.org/10.1016/j.jmpt.2019.08.002
  2. Wilke et al., 2001 — Intradiscal pressure together with anthropometric data: a data set for the validation of models. Clin Biomech. PMID: 11474370.

 

Dott. Marco Segina

Responsabile della sezione Fisioterapia Ortopedica e Sport del Poliambulatorio Fisiosan con sede a Trieste e a Muggia.
Amministratore della Polisportiva Venezia Giulia SSDarl – con sezioni Volley, Basket, BodyBuilding, Pesistica, Corsa, MountainBike.
Laureato in Fisioterapia con Lode C/o Facoltà di Medicina e Chirurgia di Trieste e Vincitore del premio miglior tesi di Laurea in Italia nel 2008 (Una nuova Scala di Valutazione delle Lombalgie).

Altri titoli:
Master Universitario in ecografia muscoloscheletrica per fisioterapisti e podologi;
Master Universitario in Osteopatia;
Diploma di Osteopractor (American Academy of Manipulative Therapy);
Diploma di Chiroterapia e manipolazioni vertebrali (Manipulation Italian Academy);
Diploma di Preparatore Atletico;
McKenzie method (level A,B,C,D,E);
Stecco method (I e II livello);
Dry Needlig cert. (American Academy of ManipulativeTherapy);
Spinal Manipulation cert. (American Academy of Manual Therapy);
McGill method (I,II,III livello);
Documentarion based care certificate instructor;
Istruttore di Functional Trainig;
Personal Trainer;
Tecnogym Exercise specialist.