La tendinopatia Achillea nei runner: dalla diagnosi alla guarigione

Il dolore al tendine di Achille è il più diffuso nei corridori e uno degli infortuni più ricorrenti. La difficoltà del trattamento consiste nel corretto riconoscimento del processo biologico collegato alla patologia del tessuto in relazione al dolore.

Il modello più recente, proposto da Cook, prevede tre fasi di sofferenza del tendine:

Fase reattiva, nella quale il tendine aumenta di spessore in un processo non infiammatorio per sopportare maggiormente il carico. Spesso tale fase può risolversi spontaneamente diminuendo il carico;

Fase di “dis-riparazione’; nella quale il tendine prolifera in maniera disorganizzata a causa del continuo carico eccessivo che non permette un corretto ricambio cellulare. Con l’adeguato trattamento, il fenomeno è reversibile;

Fase di degenerazione, fase nella quale iniziano a comparire aree senza cellule, con generazione di vasi e di matrice, senza collagene, dunque senza capacità tensile.Tale fase è parzialmente irreversibile.

Il modello del continuum prevede che il tendine peggiori gradualmente attraverso queste tre fasi a causa di carichi eccessivi e fattori personali. Però con l’adeguato trattamento è possibile percorrere il percorso inverso: modificando in modo adeguato il carico, è possibile condizionare il tessuto ad accettare il carico che si vuole proporre.

La difficoltà della gestione di tale patologia è la presentazione clinica: ancor prima del deficit di funzione, il paziente ricorre alle cure per la presenza di dolore, che può presentarsi in qualunque delle fasi della patologia , così come in nessuna, essendo il risultato dell’insieme di danno tessutale, mediatori chimici di varia natura in sede tendinea e peritendinea ed elaborazione centrale riguardo a funzione, controllo e fattori personali.

Inquadramento e Trattamento

La base del trattamento è dunque il corretto inquadramento della fase del disturbo. È possibile dividere le tendinopatie in due fasi dal punto di vista riabilitativo: fase reattiva/rimodellamento iniziale e tardo rimodellamento/degenerazione. L’inquadramento è fatto su base anamnestica (età e routine sportiva del soggetto, durata e insorgenza del disturbo, modificazioni di attività) ed indagini strumentali (generalmente sufficiente è l’indagine ecografica).

Nella fase reattiva e di rimodellamento iniziale è più probabile trovare soggetti giovani, che hanno incrementato recentemente le attività, hanno cambiato le calzature o presentavano altri aspetti personali che incidevano sulle capacità di carico dei propri tessuti.

Se invece il paziente ha un andamento cronico-recidivante, una storia di precedenti disturbi, presenta rigonfiamenti di rilievo del tendine e una storia sportiva impegnativa alle spalle, si può immaginare che esistano già aree degenerative o con rimodella­ menti importanti.

L’obiettivo   iniziale   è   il  controllo del dolore e la prevenzione della progressione della patologia. Il fisioterapista può utilizzare terapie fisiche, esercizi isometrici e trattamenti manuali dei muscoli gastrocnemio e della fascia plantare per dare sollievo. E’ importante osservare un periodo di relativo riposo o quantomeno di scarico dalle attività dolorose.

Se, invece, la tendinopatia è in fase avanzata, l’obiettivo principale è il ricondizionamento del tendine: la parte di tendine residua con capacità tensile deve diventare in grado di sopperire alla parte che non è più funzionale, indirizzando il rimodellamento presente a ripristinare tendine funzionante dove possibile. Per far ciò, al di là degli approcci farmacologici e chirurgici, è universalmente riconosciuto come il ruolo più importante sia svolto dall’esecuzione degli esercizi corretti: un carico adeguato, specialmente di esercizi eccentrici e di forza, è fondamentale per restituire capacità al tendine

Ovviamente è fondamentale rispettare carico di lavoro- tempo di recupero – volume di lavoro per ottenere uno stimolo rigenerativo. Uno stimolo insufficiente non potrà stimolare la riparazione, uno stimolo esagerato o tempi di recupero troppo corti potrebbero portare avanti la degenerazione anziché la riparazione.

in questo video vi darò alcuni spunti utili nella fase di ripresa:

Ritorno alla corsa

Nel riprendere l’attività sportiva, ci sono due fattori fondamentali a cui prestare attenzione:

  • gradualità nell’esposizione del carico; nonostante appaia banale, il rientro deve iniziare con brevi distanze e basse velocità, includendo un adegua­ to programma di riscaldamento, esercizi di condizionamento pre-attività ed esercizi di forza per l’arto inferiore. Il tutto provocando meno dolore possibile, che non deve perpetuare dopo l’attività s;
  • analisi del gesto al fine di correggere, per esempio , un eccessivo utilizzo dell’avampiede; ciò può essere realizzato utilizzando un tapis-roulant, tramite l’aumento della frequenza e l’adozione di calzature con un drop medio-alto, che diminuiscono la tensione a cui è sottoposto il tendine.

Indagare a fondo

L’argomento è molto ampio e necessiterebbe di ulteriori approfondimenti; tuttavia, alla luce dei nuovi modelli sulle tendinopatie è necessario non considerare tale patologia come un’infiammazione del tessuto da alleviare con farmaci e su cui continuare a insistere con la corsa senza preoccupazione; essa necessita di un corretto inquadramento clinico per conoscere a fondo il problema del paziente, senza tralasciare alcun aspetto della persona afflitta da tale spesso molto invalidante patologia.

per quanto riguarda le scarpe, argomento altrettanto complesso, vi rimando a QUESTO ARTICOLO  che scrissi tempo fa e che potrebbe aiutarvi.

Se invece soffrite di Tallonite, quest’altro articolo trattava l’argomento.

segina-marco-mezzobusto-nov-2017-768x768dott. Ft. Marco Segina

Resposabile della sezione Fisioterapia Ortopedica e Sport del Poliambulatorio Fisiosan.

  • Laureato in Fisioterapia con Lode C/o Facoltà di Medicina e Chirurgia di Trieste;
  • Diploma di Preparatore Atletico riconosciuto CONI;
  • Diploma Osteopractor (AAMT- Usa);
  • McKenzie method (level A,B,C,D,E);
  • Stecco method (I e II livello);
  • Dry Needlig cert. (American Academy of Manipulative Therapy);
  • Spinal Manipulation cert. (American Academy of Manipulative Therapy);
  • McGill method (I – III livello);
  • Documentarion Based Care certificated Instructor – Finland;
  • Istruttore di Functional Training;
  • Personal Trainer;
  • Tecnogym Exercise Specialist

BIBLIOGRAFIA:

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