La gestione del carico nella prevenzione degli infortuni

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È sempre più acceso il dibattito sul “Load Management” nei convegni di medicina dello sport e di riabilitazione sportiva e spesso l’argomento è al centro di dibattiti tra preparatore atletico  e fisioterapista (coloro che sono i diretti responsabili della prevenzione).

Piuttosto che essere una “tendenza”, credo (e vedo) che il concetto di “carico effettivo” è uno dei fattori più importanti alla base dei buoni programmi di allenamento e prevenzione.

Nonostante il gran parlare attorno all’argomento, vi è abbondanza di disinformazione e incomprensioni riguardo alla gestione del carico. In questo articolo cercherò di analizzare alcuni dei comuni fraintendimenti riguardanti la gestione del carico e spiegherò cosa significhi veramente gestire il carico.

 1 “Gestione del carico significa giocatori che giocano meno”

Uno dei più grandi malintesi sulla gestione del carico è che gestione del carico sembra significhi che i giocatori devono giocare meno ed allenarsi meno.

Recentemente stavo guardando una partita di calcio (una delle tante) e ho sentito i commentatori che criticavano lo staff tecnico di una squadra per aver esagerato o sbagliato con i loro giocatori provocandone alcune lesioni muscolari.

Naturalmente, ci sono momenti in cui i giocatori devono stare a riposo ed il riposo è assolutamente fondamentale (ricordiamoci però della qualità non solo della quantità). Tuttavia, non c’è nulla di intrinsecamente sbagliato nei carichi elevati. Gli “alti carichi” sono protettivi nei confronti delle lesioni, mentre è il concetto di “sovraccarico”  che può effettivamente aumentare il rischio di lesioni. Non confondiamoli.

Con la grande quantità di spostamenti, trasferte, ritmi di sonno interrotti e partite a raffica, la competizione in determinati sport o in determinati settori rappresenta sicu

ramente un programma estenuante per i giocatori.

Recenti studi dimostrano inoltre che nei giocatori di serie A, quando vengono giocate più di 2 partite a settimana l’incidenza degli infortuni aumenta, e aumenta esponenzialmente all’aumentare degli impegni agonistici al mese. Tuttavia, piuttosto che essere ossessionati soltanto dai minuti di gioco (l’unica cosa che noi da spettatori vediamo) forse dovremmo concentrarci sulla miriade di cose che avvengono e cambiano quando aumentano le partite a settimana e dovremo pensare maggiormente anche alla qualità e quantità di allenamento che viene eseguita in preparazione di quei minuti.

Quando la competizione supera l’allenamento e al giocatore non è consentito un tempo adeguato per il recupero e per la preparazione (che se fatta bene significa prevenzione), dovremmo forse meravigliarci che poi, il carico applicato superi la capacità del corpo di tollerare quel carico?

Ultimamente poi anche diversi ex giocatori hanno criticato il modo di agire attuale, ricordando i metodi che vigevano ai loro tempi, e riversando la colpa alla scienza dello sport…

DEREK REDMOND (GBR) LIES ON THE FLOOR IN AGONY AFTER AN INJURY IN THE 400M

Accuse che trovo ridicole, perché solo 30 anni fa, sarebbe stato impensabile avere giocatori che sfiorano i 35Km/h di velocità di picco e che corrono 11km a partita. Il livello del gioco è aumentato al punto da renderlo inconfrontabile con partite degli anni 80, e questo fenomeno è avvenuto in quasi tutti gli sport…

È lampante agli occhi di tutti che vedere certe partite storiche di 20 anni fa non regge il confronto con altre partite di oggi, forse dal punto di vista tecnico il gioco è peggiorato (ma non sarò io a commentare o dire questo, in quanto lo lascio fare ai tecnici) ma come Fisioterapista e preparatore atletico devo considerare la condizione e la resa atletica degli atleti, e questa è aumentata alle stelle negli ultimi 20 anni, proprio grazie alla scienza ed alla ricerca.

(Rio Ferdinand – ex giocatore- è stato  recentemente citato nel Daily Mail del Regno Unito proprio per aver affermato che teme la scienza dello sport e una cultura di eccessiva protezione che sta derubando le attuali e future generazioni di “robustezza”).

È vero, forse in alcune organizzazioni sportive . Tuttavia, almeno parte del lavoro degli scienziati sportivi è quello di ispirare fiducia – non di creare dubbi. Ogni volta che uno scienziato sportivo entra in campo e impedisce a qualcuno di allenarsi o ne limita i minuti, invia un messaggio all’atleta e all’allenatore …

Quando critichiamo uno scienziato dello sport, e la sua programmazione, prima ricordiamoci che: La gestione del carico serve a rendere i giocatori disponibili il più possibile ed a renderli disponibili nella migliore forma possibile.

2- Non ci sono sfere di cristallo per prevedere lesioni ed infortuni

Ci sono buone relaz

ioni tra cattive gestioni del carico e lesioni. Quando i carichi cronici sono bassi o quando i carichi vengono aumentati troppo rapidamente, aumenta anche il rischio di lesioni. Questo è ampiamente dimostrato.

Tuttavia, le prove a sostegno dei modelli di predizione delle lesioni sono quasi inesistenti.

Ciò non significa che le lesioni dei tessuti molli non potranno mai essere previste, (con dati abbastanza significativi che potrebbero essere possibili in futuro) significa che allo stato attuale non esistono modelli matematici che riescano a considerare le migliaia di variabili e la soggettività dell’atleta.

Poi ovviamente anche qui, come in tutti i campi, arrivano aziende che cercano di propinare o rifilano in cambio di visibilità ai team i loro strumenti, riferendo che il loro prodotto è in grado di prevedere le lesioni con un’accuratezza altissima! A volte sembra troppo bello per essere vero… perché probabilmente lo è.

La previsione degli infortuni è un argomento complessissimo che fa perdere ore di sonno ai team tecnici/medici e purtroppo la scienza ad oggi non ha rivelato la formula magica definitiva che vale per tutti. Entra in campo la competenza, l’esperienza del team e la capacità di esso di capire, ascoltare, conoscere il proprio atleta (nonché quella dell’atleta, fisica e mentale, esso stesso deve ascoltare il team e il proprio corpo).

Una buona gestione del carico riduce al minimo le lesioni portando i giocatori in sicurezza alle loro massime prestazioni. Ma anche i migliori programmi di allenamento non possono eliminare gli infortuni tutti insieme, né possono prevederli con precisione perfetta. Gli allenatori ed i team di medicina dello sport devono concentrarsi sulle cose che possono controllare, piuttosto che sottolineare le cose che non possono.

3- “Monitoraggio del carico” e “Carico ottimale” non sono la stessa cosa

Il monitoraggio del carico aiuta sicuramente a documentare le richieste di allenamento e competizione, ma semplicemente permette di conoscere il rischio , e questo non significa matematicamente ridurre le lesioni.

La verità è che gli atleti devono caricare per resistere al carico. Ci sono picchi di intensità in ogni sport in cui la resistenza dei tessuti è messa alle strette. È a questo punto che le battaglie possono essere vinte o perse, ma possono anche essere i momenti in cui i giocatori sono maggiormente a rischio di infortunio. Un carico ottimale significa portare i giocatori a un livello di forma fisica in grado di soddisfare tutte le esigenze del loro sport, senza spingere il loro carico al punto di rischiare lesioni.

Stiamo parlando di giocare con equilibri sottilissimi, dove se alleni poco, l’atleta si infortunerà e/o comunque non sarà all’altezza della squadra avversaria, o dove se alleni troppo ugualmente l’atleta sarà a rischio di infortunio.

È infatti ampiamente dimostrato che ridurre gli allenamenti o i carichi di lavoro esageratamente espone gli atleti ai medesimi rischi di averli fatti allenare troppo e con aumenti di carico troppo repentini. È per questo che è stato introdotto il concetto di “carico ottimale”.

Bisogna poi aggiungere un tassello, la ricerca ha dimostrato anzi che carichi elevati sono associati a un minore rischio di lesioni, quindi la migliore pratica è quella di costruire carichi cronici elevati. Costruire su questi carichi rende più probabile che un atleta soddisfi le esigenze della concorrenza.

Per concludere, I sistemi di monitoraggio dell’atleta (sia che si tratti di software evoluti o di fogli Excel) sono fondamentali, sono importanti nel processo di monitoraggio , ma a

verli non significa automaticamente aver ottimizzato il carico.

Per sollevare pesi pesanti in una gara, bisogna anche allenarsi con pesi pesanti

 

segina-marco-mezzobusto-nov-2017-768x768Dott. Marco Segina
resposabile della sezione Fisioterapia Ortopedica e Sport del Poliambulatorio Fisiosan.
Laureato in Fisioterapia con Lode alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell Università degli studi di Trieste.
Vincitore del premio miglior tesi di Laurea  nel 2008 (una nuova Scala di Valutazione delle Lombalgie)
Diploma in Osteopractic of American Academy Manipulative Therapy (AAMT)
Diploma di Preparatore Atletico riconosciuto CONI
McKenzie method (level A,B,C,D,E)
Stecco method (I e II livello)
Dry Needlig Cert. (American Academy of Manipulative Therapy)
Spinal Manipulation Cert. (American Academy of Manipulative Therapy)
McGill method (I,II,III livello)
Mulligan concept base + avanzato
Dinamic Neuro Stabilization
Documentarion Based Care certificate instructor (DBC®️)
Istruttore di Functional Trainig FIF
Personal Trainer issa
Tecnogym Exercise specialist
Già fisioterapista coordinatore per:
Triestina Calcio (C nazionale), Pallanuoto Trieste (A nazionale) Pallamano Trieste (A nazionale)
Venjulia Rugby (B nazionale)
Altleti nazionali di Tuffi, nuoto, Ginnastica Artistica e tante altre.