Quando il ginocchio “scricchiola”: perché i crepitii non sono sempre un problema

Quando il ginocchio scricchiola i crepitii non sempre un problema

“Dottore, il mio ginocchio fa rumore… si sta rovinando?”

È una delle domande più comuni che riceviamo. Ed è interessante che lo stesso tema sia stato ripreso anche in un recente articolo divulgativo del British Journal of Sports Medicine (BJSM), intitolato “Noisy Knees – How common is it and does it matter?”, basato su una revisione sistematica e meta-analisi sulla prevalenza dei crepitii e sul loro rapporto con i segni di artrosi e con le alterazioni visibili alle immagini.¹-²

Il punto chiave è semplice ma spesso controintuitivo: il rumore, da solo, non è una diagnosi. I crepitii del ginocchio (scricchiolii, scrosci, “sabbia”, scatti) sono molto frequenti anche in persone giovani, attive e senza dolore. La meta-analisi citata da BJSM riporta che il crepitio è presente in circa il 41% della popolazione generale e in oltre un terzo di soggetti senza dolore e senza storia di infortuni

Questo dato, da solo, dovrebbe già ridurre parecchio l’ansia: se fosse sempre un segno di “degenerazione”, avremmo mezza popolazione con un ginocchio “malato”.

 

Perché un ginocchio sano può fare rumore?

Il ginocchio è una struttura complessa: cartilagine, menischi, tendini, legamenti, pieghe sinoviali e liquido articolare convivono e scorrono in spazi molto ridotti. Durante il movimento possono verificarsi fenomeni benigni: scorrimenti dei tessuti molli, variazioni di pressione del liquido sinoviale e micro-adattamenti di contatto tra superfici articolari.¹

In molti casi, quindi, il crepitio è più un “segnale meccanico” che un campanello d’allarme.¹

 

Allora i crepitii non contano nulla?

Non esattamente. La stessa meta-analisi evidenzia che la presenza di crepitio, in media, è associata a una probabilità maggiore di trovare segni radiografici di artrosi e alcune alterazioni tipiche (osteofiti, danni cartilaginei, bone marrow lesions) alla risonanza.²

Ma qui sta la differenza tra “associazione” e “diagnosi”: un ginocchio rumoroso non significa automaticamente artrosi, e soprattutto non significa automaticamente “peggioramento inevitabile”. Lo stesso articolo BJSM sottolinea che, pur essendoci un legame con alcune alterazioni strutturali, nella pratica clinica il crepitio va interpretato con equilibrio e contestualizzato, perché spesso non è motivo di preoccupazione di per sé.¹

In altre parole: il rumore può essere presente sia in ginocchia sane sia in ginocchia con segni di sofferenza. A fare davvero la differenza, nella vita reale, sono dolore, gonfiore, perdita di funzione, instabilità e tolleranza al carico.

 

Quando diventa utile approfondire

Se i crepitii sono accompagnati da dolore (soprattutto anteriore), peggiorano con scale, accovacciamenti o con la corsa in discesa, se compare gonfiore o se dopo l’attività il ginocchio “presenta il conto” per giorni, allora vale la pena fare una valutazione. In questi casi spesso non è il rumore a essere “il problema”, ma il modo in cui l’articolazione sta gestendo il carico, in particolare nel compartimento femoro-rotuleo.³ 

 

Un caso clinico tipico: quando gli scrosci diventano un segnale utile

Un uomo di 35 anni, che pratica corsa, nota da qualche tempo scrosci articolari al ginocchio. All’inizio non ci dà peso, perché non sente dolore. Poi però compare un sintomo sempre più chiaro: dolore crescente quando corre in discesa e maggiore dolore nei giorni successivi. Questo andamento è molto suggestivo per un problema femoro-rotuleo, perché la discesa aumenta le richieste di controllo eccentrico e il carico sulla rotula durante la flessione.³ 

La clinica orienta verso una condropatia femoro-rotulea e la risonanza la conferma. Ma il passaggio decisivo è capire perché quella cartilagine sta soffrendo: la valutazione funzionale evidenzia che la rotula tende a scorrere lateralizzata e che c’è un deficit del vasto mediale (VMO) rispetto al resto del quadricipite, con un controllo non ottimale del “binario” rotuleo.³ 

Il trattamento che lo ha fatto stare bene non è stato “eliminare il rumore”. È stato cambiare le condizioni meccaniche che alimentavano dolore e sovraccarico: un supporto biologico con PRP intra-articolare (con indicazione ragionata sul quadro clinico) associato a un percorso di potenziamento e riequilibrio del quadricipite, con focus sul vasto mediale e sulla qualità del movimento, più una progressione del carico di corsa ben dosata.⁵

Risultato: dolore in regressione, recupero della tolleranza al carico, ritorno alla corsa. E spesso accade una cosa che ai pazienti spiega tantissimo: il ginocchio può migliorare molto anche se qualche rumore resta. Perché il nostro obiettivo clinico è funzione e dolore, non “silenziare” un’articolazione.

 

Cosa fare, concretamente, se i crepitii sono dolorosi

Quando il rumore è associato a dolore, l’approccio attualmente più efficace non è riposo indefinito o “terapie passive” come prima scelta, ma un percorso centrato su: graduale forza, controllo ed esercizi in progressione del carico. La letteratura sul dolore femoro-rotuleo sostiene la centralità di un lavoro mirato su quadricipite ed anca, sulla biomeccanica e sulla gestione del carico, con risultati clinicamente rilevanti sia su dolore che funzione.³ ⁴

Il PRP può essere un tassello in casi selezionati (condropatie, quadri degenerativi specifici), ma funziona molto meglio quando è inserito in un percorso di esercizio terapeutico e di rieducazione del carico, non quando viene considerato una “bacchetta magica”.⁵

 

Conclusioni

Se il ginocchio fa rumore ma non fa male, nella maggior parte dei casi non c’è niente da “aggiustare”.¹,²

Se invece fa rumore e fa male, allora il rumore può diventare un “indicatore utile” per spingere a fare la cosa giusta: valutare, capire dove si concentra il carico, e impostare un percorso mirato.

In Fisiosan la domanda non è “come facciamo a farlo smettere di scricchiolare?”, ma: come facciamo a farlo tornare forte, stabile, tollerante al carico e soprattutto senza dolore.

 

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Bibliografia (rimandi nel testo)

  1. BJSM Blog. Noisy Knees – How common is it and does it matter? 10 Jan 2025. British Journal of Sports Medicine (BMJ). BMJ Blogs
  2. Couch JL, et al. Noisy knees – knee crepitus prevalence and association with structural pathology: a systematic review and meta-analysis. Br J Sports Med. Published online 7 Oct 2024 (PubMed). PubMed+1
  3. Crossley KM, et al. 2016 Patellofemoral pain consensus statement. Br J Sports Med. 2016.
  4. Powers CM. The influence of altered lower-extremity kinematics on patellofemoral joint dysfunction. J Orthop Sports Phys Ther. 2010.
  5. Filardo G, et al. Platelet-rich plasma intra-articular injections for cartilage degeneration and early OA: clinical outcomes and considerations. Am J Sports Med. 2015.

 

 

Dott. Marco Segina

Responsabile della sezione Fisioterapia Ortopedica e Sport del Poliambulatorio Fisiosan con sede a Trieste e a Muggia.
Amministratore della Polisportiva Venezia Giulia SSDarl – con sezioni Volley, Basket, BodyBuilding, Pesistica, Corsa, MountainBike.
Laureato in Fisioterapia con Lode C/o Facoltà di Medicina e Chirurgia di Trieste e Vincitore del premio miglior tesi di Laurea in Italia nel 2008 (Una nuova Scala di Valutazione delle Lombalgie).

Altri titoli:
Master Universitario in ecografia muscoloscheletrica per fisioterapisti e podologi;
Master Universitario in Osteopatia;
Diploma di Osteopractor (American Academy of Manipulative Therapy);
Diploma di Chiroterapia e manipolazioni vertebrali (Manipulation Italian Academy);
Diploma di Preparatore Atletico;
McKenzie method (level A,B,C,D,E);
Stecco method (I e II livello);
Dry Needlig cert. (American Academy of ManipulativeTherapy);
Spinal Manipulation cert. (American Academy of Manual Therapy);
McGill method (I,II,III livello);
Documentarion based care certificate instructor;
Istruttore di Functional Trainig;
Personal Trainer;
Tecnogym Exercise specialist.