Decifrare la Lombalgia Aspecifica: perché “aspecifica” non significa “sconosciuta”

Decifrare la Lombalgia Aspecifica

La lombalgia aspecifica è uno dei disturbi più comuni che incontro nella mia pratica quotidiana. Spesso i pazienti arrivano con l’idea che si tratti di un problema misterioso, senza una causa precisa. In realtà questo termine è stato frainteso per anni.

“Aspecifica” non significa che non si sa perché fa male la schiena. Significa piuttosto che non c’è una singola patologia grave e chiaramente identificabile — come una frattura, un’infezione, un tumore o una compressione radicolare severa — a spiegare il quadro clinico¹.

Nella maggior parte dei casi ci troviamo davanti a una condizione multifattoriale, dove più elementi contribuiscono al dolore in modo intrecciato. Un po’ come un puzzle: carichi eccessivi sui tessuti, ridotta tolleranza al carico, sensibilizzazione del sistema nervoso, fattori psicosociali, disturbi del sonno, stress cronico e persino la paura del movimento (kinesiofobia) possono combinarsi tra loro e spiegare quel “classico” mal di schiena che va e viene, fluttuando con le giornate¹³.

Non è un vuoto diagnostico, ma un invito a osservare il problema in modo più ampio.

 

decifrare lombalgia aspecifica: la lombalgia aspecifica

 

Fraintendimenti comuni sul termine “aspecifica”

Molti pensano che “aspecifica” equivalga a “nessuna causa identificabile”, ma la letteratura clinica racconta una storia diversa. Circa l’80–90% delle lombalgie rientra nella categoria delle lombalgie aspecifiche².

Questo non significa che non ci siano cause, ma che non c’è una causa unica dominante. È una distinzione importante.

Il dolore lombare oggi viene interpretato sempre più secondo il modello biopsicosociale, dove fattori biologici, psicologici e sociali interagiscono nel determinare dolore e disabilità³. Dire a un paziente “è aspecifico” come se fosse una non-risposta rischia di generare frustrazione; spiegare invece la natura multifattoriale del problema spesso cambia completamente la prospettiva.

 

Cause e fattori contributivi

Dal punto di vista strutturale, diverse sorgenti possono contribuire al dolore lombare, anche se non sempre è possibile attribuire il dolore con certezza assoluta a una singola struttura. Tra le più frequenti troviamo degenerazioni discali, fissurazioni annulari, cambiamenti Modic degli endplate, sofferenze delle faccette articolari o dell’articolazione sacroiliaca, sovraccarichi muscolo-legamentosi e alterazioni del controllo motorio¹².

È però fondamentale ricordare che molte di queste alterazioni sono presenti anche in persone senza dolore. L’imaging da solo, quindi, non basta a spiegare la sintomatologia².

Accanto agli aspetti biomeccanici, la ricerca mostra chiaramente il ruolo di fattori come sonno disturbato, stress cronico, umore depresso, paura del movimento e fenomeni di sensibilizzazione centrale, che non “creano il dolore nella testa”, ma influenzano i sistemi di modulazione del dolore³.

Esistono poi condizioni non spinali che possono mimare una lombalgia (come patologie viscerali o ginecologiche), motivo per cui una valutazione clinica seria rimane sempre il punto di partenza¹.

 

Trattamenti efficaci per le diverse componenti

Qui sta la differenza tra un approccio superficiale e uno ragionato: trattamenti efficaci esistono, ma vanno scelti in base alle componenti predominanti del quadro.

Le linee guida internazionali concordano su alcuni punti chiave: il riposo prolungato è controindicato e mantenersi attivi favorisce il recupero⁷. L’esercizio terapeutico rimane uno degli interventi con migliori evidenze nella lombalgia persistente⁵, soprattutto quando è progressivo, personalizzato e dosato in modo appropriato.

Nei pazienti con dolore persistente e segni di sensibilizzazione centrale, interventi come la terapia cognitivo-comportamentale o programmi basati sulla mindfulness possono offrire benefici clinicamente rilevanti⁶. Sul piano farmacologico, gli NSAID possono avere un ruolo nel breve termine nelle fasi acute, mentre farmaci come la duloxetina trovano indicazione in pazienti selezionati con dolore cronico e caratteristiche compatibili con dolore centralizzato⁵,⁷.

 

decifrare lombalgia aspecifica: circolo vizioso lombalgia cronica

 

Il nostro approccio personalizzato

Quello che purtroppo si vede ancora troppo spesso è l’etichetta “aspecifico” usata per giustificare programmi generici: gli stessi esercizi per tutti, consigli standardizzati, protocolli poco individualizzati.

Ma la lombalgia aspecifica non è sinonimo di trattamento aspecifico.

Nel nostro centro lavoriamo per identificare le componenti predominanti del problema e trattarle in modo mirato. L’utilizzo dei macchinari DBC (Documentation Based Care) ci permette di dosare il carico in modo preciso, lavorare in isolamento selettivo e monitorare i progressi nel tempo. Questo rende l’esercizio terapeutico molto diverso dal semplice “fare ginnastica” o replicare esercizi trovati online.

La letteratura mostra chiaramente che programmi strutturati e supervisionati portano risultati migliori rispetto a consigli generici o esercizio non guidato⁵. Non è una questione di macchine miracolose, ma di metodo, progressione e personalizzazione.

 

Conclusione

La lombalgia aspecifica non è un vicolo cieco. È il riconoscimento di una condizione complessa che richiede ragionamento clinico e approccio individualizzato.

Quando si scompone il problema nelle sue componenti — carico, controllo motorio, fattori psicosociali, stile di vita — diventa possibile costruire un percorso efficace e duraturo.

Accettare un “non si sa” come risposta spesso è riduttivo. Capire invece come funziona davvero la lombalgia aspecifica permette di affrontarla con strumenti concreti e realistici.

 

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Bibliografia (rimandi nel testo)

  1. Chiarotto A, Koes BW. Nonspecific low back pain. N Engl J Med. 2022;386:1732-1740.
    DOI: 10.1056/NEJMcp2032396

  2. Maher C, Underwood M, Buchbinder R. Non-specific low back pain. Lancet. 2017;389:736-747.
    DOI: 10.1016/S0140-6736(16)30970-9

  3. Hartvigsen J et al. What low back pain is and why we need to pay attention. Lancet. 2018;391:2356-2367.
    DOI: 10.1016/S0140-6736(18)30480-X

  4. Tagliaferri SD et al. The specifics of non-specific low back pain. Pain Ther. 2023.
    DOI: 10.1007/s40122-023-00483-4

  5. Rhon DI et al. Evidence-based interventions to treat chronic low back pain. Pain Rep. 2022;7:e1033.
    DOI: 10.1097/PR9.0000000000001033

  6. Cherkin DC et al. Mindfulness vs CBT for chronic low back pain. JAMA. 2016;315:1240-1249.
    DOI: 10.1001/jama.2016.2323

  7. Qaseem A et al. ACP guideline for low back pain. Ann Intern Med. 2017;166:514-530.
    DOI: 10.7326/M16-2367

 

Dott. Marco Segina

Responsabile della sezione Fisioterapia Ortopedica e Sport del Poliambulatorio Fisiosan con sede a Trieste e a Muggia.
Amministratore della Polisportiva Venezia Giulia SSDarl – con sezioni Volley, Basket, BodyBuilding, Pesistica, Corsa, MountainBike.
Laureato in Fisioterapia con Lode C/o Facoltà di Medicina e Chirurgia di Trieste e Vincitore del premio miglior tesi di Laurea in Italia nel 2008 (Una nuova Scala di Valutazione delle Lombalgie).

Altri titoli:
Master Universitario in ecografia muscoloscheletrica per fisioterapisti e podologi;
Master Universitario in Osteopatia;
Diploma di Osteopractor (American Academy of Manipulative Therapy);
Diploma di Chiroterapia e manipolazioni vertebrali (Manipulation Italian Academy);
Diploma di Preparatore Atletico;
McKenzie method (level A,B,C,D,E);
Stecco method (I e II livello);
Dry Needlig cert. (American Academy of ManipulativeTherapy);
Spinal Manipulation cert. (American Academy of Manual Therapy);
McGill method (I,II,III livello);
Documentarion based care certificate instructor;
Istruttore di Functional Trainig;
Personal Trainer;
Tecnogym Exercise specialist.